Quando l’arte abbatte le maschere, l’inclusione diventa mostra
REDAZIONE / 21/03/26
Non è solo una mostra. È un atto di comunità. “Authentic/Artificial”, il nuovo progetto espositivo di Terra Fertile, nasce dal cuore di un laboratorio intergenerazionale che ha messo insieme quaranta persone tra operatori, persone con disabilità e cittadini. Guidati dagli artisti Renza Pavan Macalli e Stefano Mitrione, hanno trasformato un percorso di inclusione sociale in un’esperienza artistica capace di parlare a tutti. L’esposizione, che unisce pittura, assemblaggi materici e installazioni digitali, si interroga sul tema universale della maschera: quell’equilibrio sottile tra ciò che siamo e ciò che mostriamo, tra identità reale e identità virtuale. In un’epoca in cui il corpo fisico convive con il profilo social e l’avatar, gli artisti e i partecipanti scelgono di non giudicare, ma di esplorare. L’intelligenza artificiale entra in gioco come strumento - non come protagonista - per amplificare una riflessione profondamente umana. Il visitatore è chiamato a muoversi tra superfici tattili e schermi effimeri, tra pennellate che raccontano fatica e cura e proiezioni che sfumano i confini del reale. Il messaggio è chiaro: la vera ricchezza di un territorio nasce quando nessuno resta ai margini. Ogni persona, dentro questo progetto, ha trovato il modo unico per esprimersi. “Authentic/Artificial” non vuole stabilire cosa sia più vero tra l’analogico e il digitale. Vuole restituire al pubblico - di ogni età - il desiderio di emozionarsi, partendo dal valore più prezioso: il fattore umano.
Quando l'inclusione diventa denuncia e cura
Ma il progetto non si ferma all'introspezione. Alcune delle opere e delle installazioni alzano lo sguardo verso le ferite del presente, diventando testimonianza visiva delle crisi che attraversano il nostro tempo. Il riscaldamento climatico, la crisi dell'acqua, lo scioglimento dei ghiacci al Polo Nord trovano spazio in lavori che mescolano materia e denuncia: superfici che si frantumano come calotte polari, assemblaggi che evocano terre prosciugate, flussi digitali che simulano il disordine di un clima impazzito. Qui l'arte non racconta solo l'umano, ma il suo rapporto - sospeso tra negligenza e urgenza - con il pianeta che lo ospita. Il visitatore è chiamato a muoversi tra superfici tattili e schermi effimeri, tra pennellate che raccontano fatica e cura e proiezioni che sfumano i confini del reale. Il messaggio è chiaro: la vera ricchezza di un territorio nasce quando nessuno resta ai margini - e quando ci si prende cura del mondo che lo abita. Ogni persona, dentro questo progetto, ha trovato il modo unico per esprimersi. "Authentic/Artificial" non vuole stabilire cosa sia più vero tra l'analogico e il digitale. Vuole restituire al pubblico - di ogni età - il desiderio di emozionarsi e, forse, di agire, partendo dal valore più prezioso: il fattore umano e la sua responsabilità verso la Terra.
L'arte come testimonianza e responsabilità
"Abbiamo scelto di non voltarci dall'altra parte. Il nostro percorso è nato con l'obiettivo di superare le fragilità e favorire l'incontro, ma oggi non possiamo pensare all'inclusione senza pensare anche al mondo in cui viviamo. Prendersi cura delle persone e prendersi cura del pianeta sono due facce della stessa responsabilità", dichiara la responsabile di progetto Lorella Corazzin. La mostra non si limita a denunciare: propone un confronto aperto con il pubblico, invitando a superare quella che gli artisti definiscono "la maschera dell'indifferenza" - quella che ci fa guardare altrove di fronte all'evidenza dei cambiamenti in atto. In un'epoca in cui l'identità si sdoppia tra reale e virtuale, tra corpo fisico e avatar, "Authentic/Artificial" allarga lo sguardo fino a includere la relazione con la Terra, chiedendosi: quali maschere indossiamo quando si tratta di affrontare l'urgenza ecologica?
Ogni opera, frutto del laboratorio condiviso tra operatori, persone con fragilità e artisti, porta con sé una traccia tangibile della fragilità terrestre. L'intelligenza artificiale, utilizzata consapevolmente come strumento tecnico e non come sostituta dell'umano, ha permesso di tradurre dati ambientali - temperature in aumento, riduzione delle masse glaciali, consumi idrici - in forme visive capaci di colpire l'immaginario prima ancora della ragione. Non si tratta di illustrare statistiche, ma di restituire visceralmente la sensazione di un equilibrio che si spezza. Il laboratorio che ha dato vita alla mostra ha coinvolto una quarantina di persone tra operatori e persone con disabilità/fragilità, insieme a cittadini di tutte le età. Questa dimensione intergenerazionale ha arricchito il progetto di sguardi molteplici: i più giovani hanno portato la sensibilità verso il futuro climatico, le generazioni più anziane hanno offerto una memoria di paesaggi e risorse oggi trasformati o perduti. Insieme, hanno costruito un'esposizione che non separa mai la questione sociale da quella ambientale.
_ ETM _ LEMARK Group Ltd. BG _ VAT 203497189
"AA" - "Authentic Artificial", mostra di arte contemporanea persso il "GACMA" di "Cappella Maggiore" in provincia di Treviso (TV) Italia